mercoledì 12 agosto 2015

Rosselli Amelia, Le Poesie.

Amelia Rosselli è una figura chiave della poesia italiana del ‘900, e non solo. Amelia Rosselli, infatti, ha fatto parte del Gruppo ’63, quindi della neoavanguardia, o delle cosiddette avanguardie fredde (per riprendere una distinzione di Maurizio Calvesi), ovvero di quel filone artistico che riproponeva in poesia, temi vicini a un certo concettualismo e formalismo: l’infrazione della forma portava necessariamente a un nuovo significato, poetico e culturale. Dall’altra parte della barricata, le avanguardie calde, tra cui, uno dei filoni più importanti La scuola romana di poesia, una scuola neo-classica sicuramente; in cui il recupero della tradizione, classica e latina anzitutto, si scontrava con una modernità senza confronto: una rivoluzione sul contenuto, sul messaggio, nell’ottica di una battaglia civile e culturale, per i diritti civili, la democratizzazione della cultura e il benessere economico delle classi meno abbienti.
La disputa annosa tra avanguardie fredde e calde infuriava nelle riviste letterarie dell’epoca, riecheggiando in parte la dicotomia surrealista di bretoniana memoria tra chi sosteneva l’arte per l’arte o l’arte per la rivoluzione.
Amelia Rosselli ha rappresentato e tutt’ora rappresenta il superamento di questa dialettica, in favore di una poesia italiana finalmente contemporanea.



Amelia Rosselli infatti, è ereditiera di più tradizioni culturali: poliglotta, di origine ebraica, scriveva in italiano, inglese e francese, avendo studiato profondamente la metrica classica.
Quello che per altri era avanguardia, ovvero rottura della tradizione, per la Rosselli, non era che l’osservanza più acuta delle molteplici radici culturali a cui apparteneva.  Ecco quindi che l’italiano, l’inglese, il francese, il simbolismo metrico, il modernismo americano, convivono in una stessa poesia, ma non per disarticolare il testo poetico. Tutt’altro: erano parte integrante del discorso poetico rosselliano. Una radice rizomatica che però, non essendo condivisa dalla maggior parte dei lettori italiani, si trovava affine proprio a quelle poetiche di rottura della tradizione, rappresentate dalle neoavanguardie.


Dall’altra parte della barricata, l’io femminile forgiato e raffinato dalla tradizione letteraria e la sua intensa attività intellettuale, la iscrivevano a pieno titolo nel solco della Scuola Romana di Poesia
Ho sognato libidini che invece hanno
finte remore pasticciando con il vicino;
la pietà che non ha altro angolo visuale
che quello di ingigantire le promesse,
un avvenire che è uguale a quel passato
spossato.
 E te cerco sul binario spossato, e te cerco
nella campagna svuotata.
 Dame svuotate… Che pianto!
(fra le tue braccia allargate)
piccola giostra nella spossatezza
che ti riguardava…
 Ho nelle braccia formicolanti tutta la forza
di un avvenire coinvolto nel tuo che è asssenza
di peso e di noia
e nell’immenso calderone dei nuvoloni una
peste di canti svogliati.
 Essa è deliberatamente impegnata
(nell’immenso sorriso del cielo)
vele rimaneggiate
Come in un concerto sinfonico -ma si badi la Rosselli ha poco di sinfonico e molto di atonale- il movimento tesi-antitesi-sintesi si ripresenta agli occhi della storia, questa volta letteraria, questa volta poetica, e trova in Amelia Rosselli uno snodo centrale, uno sparti-acque che recuperando le tradizioni, le innova, in una dinamica locale e globale al tempo stesso; in cui l’io, l’io femminile, l’io di un donna è lì come un faro ad illuminare la strada della poesia italiana, non più maschile, non più classica o neo-classica.
E ditemi, cos’è l’avanguardia, ovvero la rottura di un paradigma, se non la riproposizione di uno stesso paradigma negato?
Amelia Rosselli è lì, sintesi di movimenti poetici incoerenti e in lotta fra loro. È lì, con la sua voce temprata dalla follia e dalla scrittura, come in un certo senso lo è stato, per noi italiani, Vladimir Majakovskij.

Se il mondo, come scriveva Elsa Morante, sarà salvato dai ragazzini; la poesia forse, sarà salvata da una donna?

Nessun commento:

Posta un commento