“In una situazione in cui grande importanza assume l’immediatezza e l’istintività dl gesto, più che una scelta, scrivere versi diviene necessità: si scrivono poesie perché non c’è altro mezzo per rompere i codici di un linguaggio ‘corrente’ che si è ridotto, ormai, ad una serie di gerghi massificati, fatti di frasi morte, che non comunicano e non vibrano”.
Ogni poesia, infatti, è un transito dell’Assoluto. Come afferma Mario Perniola, nelTransiti (pubblicato da Castelvecchi nel 1998):
suo libro
“[Il transito è] inteso come un processo che va dallo stesso allo stesso. [...] Non si tratta di stabilire un rapporto di uguaglianza tra due fenomeni, tra due periodi storici, tra due aspetti della realtà, bensì al contrario di pensare la ricchezza di cambiamenti impliciti in uno stesso fenomeno, in uno stesso periodo, in una stessa realtà. Non si vuole dimostrare che A è uguale a B, C, D... e che in fin dei conti una cosa vale l’altra, bensì proprio al contrario mostrare che B, C, D... possono derivare da A attraverso scarti minimi, insensibili slittamenti, impercettibili declinazioni.”
Ogni poesia, dunque, merita ascolto, anche se ogni poesia è diversa, per questo L’ascolto propone quattro categorie per organizzare i contenuti. In fondo, il transito è un processo che va dallo stesso allo stesso, ma attraverso scarti minimi, impercettibili declinazioni...

"Dopo tutto, era la poesia moderna, da cent'anni, che ci aveva condotti lì. Eravamo alcuni a pensare che bisognava attuarne il programma nella realtà, e in ogni caso non fare nient'altro."... sono queste (di Guy Debord) le prime parole, sante ed eretiche, che mi sono venute in mente inoltrandomi nel tuo blog. Buona navigazione! David
RispondiEliminaGrazie David!
RispondiElimina