sabato 6 giugno 2015

Pacini Bernardo, Perfavore Rimanete Nell'Ombra


Pacini Bernardo, Perfavore Rimanete Nell'Ombra (con foto di Valentino Barachini), Origini Edizioni, Livorno, 2015.
In un tempo di dematerializzazione della parola, l’oggetto libro torna di prepotenza sulla scena, e da mero supporto tecnico, fisico, si riappropria della sua materialità e si converte esso stesso in un’opera d’arte. Così come agli albori della modernità, nel medioevo o nell’antichità, la parola poetica non poteva essere scissa dalla voce o dal canto che la declamava; adesso, in un’era di conversione dell’inchiostro in un impulso elettromagnetico, torna a vibrare la matericità della carta. E lo fa con assoluta violenza, svincolando l’opera d’arte dalla riproducibilità tecnica; riproducibilità che, in definitiva, e a posteriori, ha creato più simulacri di quanto all’inizio ci si potesse aspettare, trascinando verso il basso, con un’aspirale deflazionistico, non solo l’industria della cultura (i poeti per loro fortuna, se sono veri poeti, campano di tutto, persino d’aria), ma anche e soprattutto il godimento estetico.
Una crisi di sovrapproduzione dei contenuti, derivata da una grande offerta a basso costo dei mezzi di produzione che si riflette in una concorrenza spietata sul capitale umano (i poeti, per loro sfortuna, se sono veri poeti, campano di tutto, persino d’aria), è devastante per un mondo, come quello dell’arte in cui il simulacro è bandito, in cui conta solamente, l’unico, l’assoluto, l’irripetibile, l’originale; un mondo in cui finanche la fedeltà al modello, dopo le poetiche romantiche, è vista di malocchio.


Per questo, per parlare delle poesie di Bernardo Pacini (classe 1987), Perfavore Rimanete Nell’Ombra, non si può che tornare alle Origini (nome della casa editrice che lo ha pubblicato) e affidarsi alla direttrice editoriale (classe 1985) Matilde Vittoria Laricchia, che da anni lavora a quattro mani con il fotografo Valentino Barachini alla creazione di piccoli libri d’arte in cui fotografia e poesia si compenetrano, usando materiali tipografici di scarto e carte particolari a cui ridare nuova vita. Fotografia e poesia, le due arti che più hanno subito l’impatto col nuovo mondo, si uniscono per dare vita a un prodotto di artigianato artistico, in cui ogni esemplare è numerato, firmato, rilegato e confezionato a mano. Certo, ci sarà sempre la copia riuscita meglio o il progetto editoriale più azzeccato, basta saper scegliere quello più adatto ai nostri gusti; ma questo fa parte della vita e la vita è sempre arte. E noi, in Italia, di arte ce ne intendiamo, infatti abbiamo un gran bel detto: “l’arte del vivere” (non il teorema, la statistica, lo standard, l’algoritmo… del vivere).

A garantire una certa internazionalità, a questo progetto – in cui parola poetica, immagine fotografica e supporto cartaceo, creano un unico inscindibile –  le poesie di Pacini, scelte per il loro valore di frammento mai frammentario, sono tradotte in inglese da Massimiliano Barachini.

Pacini è un giovane poeta fiorentino. Ha pubblicato Cos’è il rosso (Edizioni della Meridiana, 2013), con cui ha vinto, tra gli altri, il premio “Sertoli Salis Opera Prima”, il premio “Antica Badia di San Savino” e il premio “Beppe Manfredi”. È stato finalista del premio “Ceppo under 35 - Luca Giachi” e collabora con le riviste on-line «Quid Culturae», «Atelier» e «ClanDestino».

Le poesie che propone in Per favore rimanete nell’ombra, sono divise in tre serie, ma è soprattutto nell’ultima serie, che dà il titolo a tutta la raccolta, che emerge l'autenticità di una poetica netta e definitiva. In queste pagine, una vena decameroniana ripercorre le gole del Gran Canyon. In ciò, assomiglia alla Sicilia Texana di Lo Scuru di Orazio Labbate, altro giovane esordiente classe 1985. Una coincidenza sicuramente, che il paesaggio del Sud degli Stati Uniti abbia affascinato due giovani scrittori della stessa generazione.
da dietro questa vetrata non si vede un tema
ma una terra

dove i vivi sono teca per i morti
non riusciamo a dimenticare la scena a cui si assiste
L’io di Pacini sembra ammutolire, e le sue parole come fossero quelle di un medium, captano l’assoluto della natura in frammenti brevi e immaginifici, in cui il ricordo di vite passate si cristallizza nel presente. Pacini è uno sciamano moderno, attraverso i suoi versi, ascoltiamo l’assurdo grido del popolo dimenticato.

c’è una voce che non smette

non frena l’imperversione della caccia
avanza insensatamente alta

come l’acrostolio di una nave in secca
 La lingua è attenta e minuziosa. Nulla è lasciato al caso. La natura è un’immagine viva in cui l’uomo sembra quasi un estraneo. Persino le pietre, però, ne hanno memoria.
tutto ritraevamo e tutto si ritraeva
ciò che lasciavamo indietro

ci dava per conquistati
 Diceva Alberto Moravia che un poeta rimane giovane fino a cinquant’anni (e allora l’aspettativa di vita era inferiore). Certo è che Bernardo Pacini è un poeta da osservare con riguardo.


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