Pasolini ha lasciato un grande vuoto. Un vuoto che nessun intellettuale
o artista italiano nato dagli anni Trenta agli anni Settanta è mai riuscito a
colmare. Si dice, pasolinianamente, che l’omologazione della società dei
consumi non ha dato modo alle “nuove voci” di germogliare, uno degli ultimi
esempi è la fusione tra Rizzoli e Mondadori.
Eppure le iniziative per questo quarantennale (che non ha
certo la carica simbolica di un cinquantennale), si sprecano. Anzi, come ha
fatto notare Renzo Paris (uno dei massimi scrittori italiani viventi che ha da
poco dato alle stampe Pasolini. Ragazzo a
vita, per i tipi della Elliot), un’attenzione così viva nei riguardi
dell’intellettuale friulano, era quasi inaspettata.
Limitandomi alle pubblicazioni citerò oltre al bel libro di Paris,
Accattone di Fernando Acitelli, edito
da ES. Ma quasi ogni casa editrice di Roma e dintorni ha voluto apportare il
suo contributo: si va da Improvviso il
Novecento. Pasolini professore di Meacci Giordano (Minimum Fax) a Pasolini.
Massacro di un poeta di Simona Zecchi (Ponte alle grazie), da Pierpaolo Pasolini. Una morte Violenta
di Lucia Visca (Castelvecchi) fino ad arrivare, ad esempio, a Caro poeta, caro amico, il disco-libro che
il giovane cantautore Andrea Del Monte dedica al maestro di Casarsa; al romanzo I campi di maggio di Igor Patruno (Ponte
Sisto) che, raccontando gli anni Settanta, affronta ovviamente anche la morte
di Pasolini; fino alla graphic novel La profezia di Pasolini: morire mi nuoce, a cura di Giuseppe Pollicelli e Nazareno Giusti.
La fusione Rizzoli-Mondadori ha prodotto la solita offerta
televisiva. PPP. Pasolini, un segreto
italiano di Carlo Lucarelli o il Pasolini
un uomo scomodo di Oriana Fallaci, tra gli altri. Ma come si può vedere da
questo elenco, ha lasciato spazio a varie proposte indipendenti che, tra
l’altro, provengono tutte da un’orbita romana: per l’editoria italiana non
poteva esserci niente di meglio che la fusione Mondadori-Rizzoli che, di fatto,
ha identificato i due marchi con un unico tipo di proposta commerciale,
lasciando margini di manovra alle case editrici più piccole.
Inoltre l’attenzione rivolta a Pier Paolo Pasolini, dimostra
un bisogno crescente da parte del pubblico di una figura di intellettuale a
tutto campo - complessa, articolata, “corsara”-; bisogno che le varie case editrici hanno cercato di
interpretare sviluppando un’offerta adeguata.
Detto in altre parole, la tesi cui si accennava all’inizio,
ovvero che, pasolinianamente, l’omologazione culturale ha, di fatto, reso
impossibile la crescita di una “nuova voce corsara” non è compatibile con i
dati del mercato librario.
Anzi, se questa crisi intellettuale c’è stata, non è soltanto
colpa del pubblico che ha voltato le spalle alla poesia. Infatti, come dimostrano questi dati, c'è un bisogno, nel pubblico, di un intellettuale alla Pasolini. Bisogno che ora viene soddisfatto dalla rilettura delle sue opere e dalla rievocazione della sua figura. Se le generazioni che vanno dagli anni Trenta agli anni Settanta non hanno prodotto un intellettuale così incisivo e poliedrico, probabilmente lo si deve al crollo degli ideali e delle ideologie, che ha fatto perdere a molti il coraggio e la forza di essere e rimanere fuori dal coro.
In fondo Pasolini è stato ucciso. Molti scrittori, oggi,
ucciderebbero la madre per firmare un’intervista e godere di quei quindici
minuti di celebrità contro cui si è finto di combattere tutta la vita.


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