domenica 1 novembre 2015

Pasolini Pier Paolo, 2 Novembre 2015

Il 2 Novembre ricorre il quarantennale della morte di Pasolini e, come mai prima d’ora, si
moltiplicano in tutta Italia le iniziative per tenere viva la sua memoria.

Pasolini ha lasciato un grande vuoto. Un vuoto che nessun intellettuale o artista italiano nato dagli anni Trenta agli anni Settanta è mai riuscito a colmare. Si dice, pasolinianamente, che l’omologazione della società dei consumi non ha dato modo alle “nuove voci” di germogliare, uno degli ultimi esempi è la fusione tra Rizzoli e Mondadori.


Eppure le iniziative per questo quarantennale (che non ha certo la carica simbolica di un cinquantennale), si sprecano. Anzi, come ha fatto notare Renzo Paris (uno dei massimi scrittori italiani viventi che ha da poco dato alle stampe Pasolini. Ragazzo a vita, per i tipi della Elliot), un’attenzione così viva nei riguardi dell’intellettuale friulano, era quasi inaspettata.

Limitandomi alle pubblicazioni citerò oltre al bel libro di Paris, Accattone di Fernando Acitelli, edito da ES. Ma quasi ogni casa editrice di Roma e dintorni ha voluto apportare il suo contributo: si va da Improvviso il Novecento. Pasolini professore di Meacci Giordano (Minimum Fax) a  Pasolini. Massacro di un poeta di Simona Zecchi (Ponte alle grazie), da Pierpaolo Pasolini. Una morte Violenta di Lucia Visca (Castelvecchi) fino ad arrivare, ad esempio, a Caro poeta, caro amico, il disco-libro che il giovane cantautore Andrea Del Monte dedica al maestro di Casarsa; al romanzo I campi di maggio di Igor Patruno (Ponte Sisto) che, raccontando gli anni Settanta, affronta ovviamente anche la morte di Pasolini; fino alla graphic novel La profezia di Pasolini: morire mi nuoce, a cura di Giuseppe Pollicelli e Nazareno Giusti.

La fusione Rizzoli-Mondadori ha prodotto la solita offerta televisiva. PPP. Pasolini, un segreto italiano di Carlo Lucarelli o il Pasolini un uomo scomodo di Oriana Fallaci, tra gli altri. Ma come si può vedere da questo elenco, ha lasciato spazio a varie proposte indipendenti che, tra l’altro, provengono tutte da un’orbita romana: per l’editoria italiana non poteva esserci niente di meglio che la fusione Mondadori-Rizzoli che, di fatto, ha identificato i due marchi con un unico tipo di proposta commerciale, lasciando margini di manovra alle case editrici più piccole.

Inoltre l’attenzione rivolta a Pier Paolo Pasolini, dimostra un bisogno crescente da parte del pubblico di una figura di intellettuale a tutto campo - complessa, articolata, “corsara”-; bisogno che le varie case editrici hanno cercato di interpretare sviluppando un’offerta adeguata.

Detto in altre parole, la tesi cui si accennava all’inizio, ovvero che, pasolinianamente, l’omologazione culturale ha, di fatto, reso impossibile la crescita di una “nuova voce corsara” non è compatibile con i dati del mercato librario.

Anzi, se questa crisi intellettuale c’è stata, non è soltanto colpa del pubblico che ha voltato le spalle alla poesia. Infatti, come dimostrano questi dati, c'è un bisogno, nel pubblico, di un intellettuale alla Pasolini. Bisogno che ora viene soddisfatto dalla rilettura delle sue opere e dalla rievocazione della sua figura. Se le generazioni che vanno dagli anni Trenta agli anni Settanta non hanno prodotto un intellettuale così incisivo e poliedrico, probabilmente lo si deve al crollo degli ideali e delle ideologie, che ha fatto perdere a molti il coraggio e la forza di essere e rimanere fuori dal coro.

In fondo Pasolini è stato ucciso. Molti scrittori, oggi, ucciderebbero la madre per firmare un’intervista e godere di quei quindici minuti di celebrità contro cui si è finto di combattere tutta la vita.






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